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Armi clandestine per uomini comuni

Pubblicato il September 09, 2013 11:42
A cura di Irene Pocci

Come mai un comune cittadino sceglie di comprare un’arma, magari clandestina? Questo lo rende pericoloso? Quali meccanismi possono aiutare le forze dell’ordine a tutelarsi da attacchi violenti in caso di controlli? Cercheremo di dare risposta a tutte queste domande attraverso gli spunti di questo articolo.

Una prima analisi deve ovviamente tenere in considerazione aspetti sociologici, in particolare rispetto all’avvento della società post-moderna che ha portato alla perdita della sicurezza in ragione di una crescente libertà dell’uomo contemporaneo. Come dice Z. Bauman in Vita Liquida,  sicurezza e libertà sono su due poli opposti e l’uomo, nella storia, si è sempre mosso come un’equilibrista sul filo che le congiunge: più siamo liberi più siamo insicuri, incerti, in qualche modo in perico...

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Un nuovo approccio alla violenza intrafamiliare: per non creare vittime di serie A e vittime di serie B

Pubblicato il June 25, 2013 23:28
A cura di Irene Pocci

Per poter parlare di violenza domestica è indispensabile abbattere una serie di consolidati stereotipi, in primo luogo quelli relativi a cosa essa sia.

Se proviamo a verificare il così detto stato dell’arte noteremo che tutte le definizioni del fenomeno in questione partono da un’ottica partigiana, talvolta addirittura faziosa: si parla di violenza sulle donne, violenza di genere, violenza domestica, raramente di violenza intrafamiliare.

Ogni definizione ha in sé elementi di forza ma si trova ad essere incompleta nel momento in cui restringe il campo ad una particolare tipologia di vittime, evento che puntualmente si verifica qualora lo studioso utilizzi un approccio di genere.

Fatta salva l’importanza storica del Femmini...

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Il Criminologo che scava la pietra

Pubblicato il May 31, 2013 01:21
A cura di Irene Pocci

In qualsiasi situazione ci si trovi, dalla più formale (un colloquio di lavoro) alla più informale (una cena tra amici), nel momento in cui viene chiesto: “Cosa hai studiato?” e si risponde “Criminologia”, l’interlocutore tende a spalancare gli occhi, aprire la bocca e pronunciare un grande “Aaaaaaa… Quindi fai-tipo-CSI?”, oppure “Ma quindi capisci la mente dei maniaci?”, ecc… Ed è in tali circostanze che il vero criminologo si riconosce, perché con grinta e volontà spiega e rispiega il proprio ruolo, reso abbastanza confuso da una mancata cultura criminologica, dalla romanzesca confusione tra criminologia e criminalistica, da precise volontà politiche (l’autore di reato è malato, gli va fatta una diagnosi ps...

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